Hericium erinaceus
Hericium erinaceus

Hericium erinaceus – Fungo medicinale

HERICIUM ERINACEUS (BULL) Pers. 1797 

Hericium erinaceus scheda illustrativa
Hericium erinaceus scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner colore Hericium erinaceusNell’Arcobaleno dei Funghi: →  bianco, con l’avanzare dell’età: beige/giallognolo/nocciola/bruno-rossastro

Come riconoscere al volo Hericium erinaceus?

Hericium erinaceus è un fungo dalla morfologia assai strana e particolare. Ha una forma irregolare ed è assai differente rispetto agli altri basidiomiceti, è privo sia di gambo che di cappello; il suo sporoforo è una massa talvolta rotondeggiante, di colore bianco candido negli esemplari giovani. Tende a scurire da adulto, assumendo le colorazioni dapprima beige, poi giallognole-nocciola, fino al bruno rossiccio da vecchio. Si riconosce perchèm dal suo corpo fruttifero, si diramano una fitta serie di strette e più o meno lunghe appendici, dalla forma conica, appuntita all’apice. Queste appendici, rappresentano nell’insieme il suo imenoforo. Ha una carne di colore bianco latte. Non è specie particolarmente diffusa; è tipicamente asiatica e Nord Americana. Vegeta nei boschi di latifoglie, in particolar modo sopra faggi e querce, dall’estate fino all’autunno. É un fungo commestibile, assai apprezzato per le sue qualità farmaceutiche tanto da poter esser considerato un fungo panacea.

Hericium erinaceus

TASSONOMIA

Sinonimi obsoleti:

Hericium erinaceus (Bull.) Pers. 1797;
Hericium erinaceus f. Caput-medusae (Bull.) Nikol. 1950;
Hericium erinaceus f. Erinaceus (Bull.) Pers. 1797;
Hericium erinaceus subsp. Erinaceo-abietis Burds., O.K. Mill. & Nishij. 1978;
Hericium erinaceus subsp. Erinaceus (Bull.) Pers. 1797;
Hericium erinaceus subsp. Unguiculatum Pers. 1825;
Hericium erinaceus var. Erinaceus (Bull.) Pers. 1797;
Hericium erinaceus var. Sulphureum Pers. 1825;
Hericium erinaceus var. Viridescens Pers. 1825;
Hydnum erinaceus Bull. 1781
Hydnum erinaceus var. caput-medusae (Bull.) Costantin & L.M. Dufour 1891;
Clavaria erinaceus (Bull.) Paulet 1793;
Steccherinum quercinum Gray 1821;
Hericium commune Roques 1832;
Dryodon erinaceus (Bull.) P. Karst. 1882;
Dryodon erinaceus f. caput-medusae (Bull.) Bourdot & Galzin 1914;
Martella echinus Scop. 1770;
Manina cordiformis Scop. 1772;
Hydnum hystricinum Batsch 1783;
Clavaria caput-medusae Bull. 1789;
Clavaria conferta Paulet 1793;
Hericium hystrix Pers. 1797;
Hericium hystrix var. scoparium Pers. 1797;
Hericiumgrande Raf. 1813;
Hericium strictum Pers. 1818;
Hericium unguiculatum (Pers.) Legon & A. Henrici 2005;
Hydnum omasum Panizzi 1862;
Dryodon juranus Quél. 1902;

Hericium erinaceus (Bull.) Pers. 1797

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Hericiaceae
Genere:Hericium
Specie:Hericium erinaceus
Nome italiano:Fungo testa di scimmia
Tipo nutrimento:Saprofita e/o Parassita
Periodo vegetativo:estate-autunno
Commestibilità o Tossicità:Commestibile- medicinale

NOMI INTERNAZIONALI

English: lion’s mane mushroom, Yamabushitake, bearded tooth fungus e bearded hedgehog
Cina: Hóutóugū (simplified Chinese: 猴头菇; traditional Chinese: 猴頭菇; Jyutping: hau4 tou4 gu1)
Deutsch: Igel-Stachelbart Affenkopfpilz, Löwenmähne, jap. Yamabushitake, frz. Pompon blanc
français: hydne hérisson
Giappone: Yamabushitake (Kanji: 山伏茸, Katakana: ヤマブシタケ), Houzu
Nederlands: pruikzwam
polski: Soplówka jeżowata
svenska: Igelkottstaggsvamp
português: cogumelo juba de leão, yamabushitake (= ‘cogumelo sacerdote da montanha’)

Nomi comuni italiani

Nonostante questo fungo faccia parte del phylum dei basidiomiceti, ovvero una parte dei funghi superiori e sebbene l’Hericium erinaceus, sia molto noto in oriente e in Nord America, nella penisola italiana rimane abbastanza poco conosciuto e quindi poco consumato. Questo fatto, è probabilmente dovuto alla mancanza di habitat e condizioni climatiche adatte alla sua fruttificazione, e alle poche segnalazioni registrate.

Non esistono nomi locali dialettali consolidati e normalmente utilizzati per questo fungo. Tutti i nomi di cui siamo a conoscenza, sono la traduzione dialettale di nomi italiani utilizzati e diffusi dai micologi, non certo dai cercatori di funghi, data la sua rarità.

I nomi dialettali si riferiscono tutti alla sua stravagante e singolare forma con la presenza dei lunghi idni. In dialetto lombardo può essere tradotto come: Fung barbìn, Barbù, Fung o Fons barbìs, o Barbesìn, traduzioni dalla parola barba, difatti come vedremo specificatamente nella parte dedicata alla descrizione dello sporoma di questo fungo, per certi versi potrebbe assomigliare ad una folta e lunga barba bianca. In Centro Italia, chi conosce questo fungo lo chiama Barba di becco, Riccione, Fungo Istrice, mentre in Sicilia viene tradotto come Varva di vecchiu, ovvero Barba di vecchio.

Etimologia

Il termine “Hericium” indica il genere o genus ed è il rango tassonomico usato nella nomenclatura binomiale (questo sistema viene utilizzato per la classificazione biologica di tutti gli organismi viventi, compresi anche quelli “meno viventi”, come i virus).

Gli scienziati e i ricercatori che scoprono nuove specie utilizzano criteri specifici per definire il nome del genere. Questi criteri includono almeno tre componenti differenti: l’analisi filogenetica, la morfologia, la biogeografia e l’ecologia. Inoltre, un genere dovrebbe raggruppare unità filogenetiche della stessa tipologia. Ciò significa che deve includere specie correlate tra loro da un punto di vista di parentela evolutiva, ovvero devono avere un antenato comune.

Hericium deriva dal termine ericius, che significa “riccio”. Ciò è dovuto al basidioma dall’aspetto facilmente riconoscibile, con un imenoforo composto da lunghe ramificazioni (idni), appendici o meglio ancora aculei appuntiti, che sembrano proprio le spine presenti sul corpo del riccio, tanto da farlo sembrare un piccolo istrice bianco.

Confrontando l’epiteto erinaceus con Hericium, è facile accorgersi che i due termini non sono molto differenti. Infatti, anche erinaceus deriva da ericius.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune traduzioni dei nomi comuni stranieri:

  • Ceco: In ceca e boema, è conosciuto col nome di Riccio corallo.
  • Inglese: Fungo a criniera di leone, Fungo testa di scimmia, Fungo barbuto dai denti bianchi, Riccio barbuto. In realtà in Gran Bretagna, così come nel resto d’Europa, oggi prevale diffusamente l’utilizzo del nome internazionale giapponese: Yamabushitake, nome col quale è conosciuto in ambito farmacologico.
    Yamabushitake si riferisce agli asceti yamabushi o montani della regione sincretistica giapponese conosciuta come Shugendo ed è perciò il Fungo della montagna nascosta, o il Fungo degli asceti yamabushi che, questo fungo conoscono, apprezzano e consumano sin dalla notte dei tempi, quale rimedio medicinale, panacea per molti mali.
  • Cinese: Questo fungo medicinale in Cina è conosciuto con diversi nomi regionali il cui significato è sempre di Fungo Testa di Scimmia.
  • Francese:  Riccio, Riccio barbuto.
  • Olandese: Fungo capelluto.
  • Polacco: Riccio, Fungo ricoperto da aculei a mo’ di stalittiti di ghiaccio.
  • Portoghese: In portoghese vengono utilizzati diversi nomi, il più comune è fungo della criniera del leone, comuni sono anche Fungo barbuto con gli idni-denti, o riccio barbuto.
  • Tedesco: Dove si parla tedesco, i nomi comuni utilizzati per questa specie sono piuttosto curiosi. Iniziamo con il nome più comune, ovvero Riccio barbuto, proseguiamo poi con la traduzione del nome giapponese-internazionale: Fungo Testa di Scimmia o Fungo a Criniera di Leone, l’ultima traduzione è Pom Pom. Effettivamente i carpofori giovani di questo fungo, soprattutto negli stadi giovanili, sembrano quasi dei batuffoli di cotone, da cui si dipardono gli idni, che vanno in tutte le direzioni, proprio come i fili  del pom pom.
  • Svedese: la traduzione letterale è spugna di riccio.

DISTRIBUZIONE

Hericium erinaceus è un fungo che fruttifica su alberi dal legno duro

Questo fungo cresce allo stato selvatico nell’emisfero settentrionale, precisamente nelle varie regioni dell’Olartico. È abbastanza comune nell’America del Nord e centrale, mentre nel Sud è stato trovato solamente in Colombia.

È stato segnalato anche in Europa e Asia. In Europa, sebbene l’H. Erinaceus sia una specie rara, è possibile trovarlo praticamente in tutto il continente, sebbene sia inserito nella lista rossa di ben 13 stati. In Olanda, è classificato tra le specie fungine a rischio di estinzione, mentre in Belgio è considerato “solo” in pericolo. In Asia, è presente in diversi stati, tra cui Cina, Russia e Giappone.

Cresce maggiormente nelle zone più orientali, come Mongolia e Corea, ma anche nel nord della Cina e nell’India settentrionale, nonché in Nepal e Pakistan. In Russia, è nella lista rossa nel territorio di Khabarovsk e nella regione di Primorsky, così come nei paesi ai piedi del Caucaso, negli stati della Georgia e dell’Armenia, e in Crimea. In Polonia è considerato raro e, anche in questo stato, è inserito nella lista rossa delle piante e dei funghi. È presente anche negli elenchi delle specie a rischio di estinzione in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Svizzera, Germania, Danimarca, Inghilterra, Paesi Bassi, Svezia e Slovacchia.

Altri stati in cui è stato rilevato sono il Nord della Turchia e il Giappone. È stato segnalato anche nelle regioni dell’Australia sud-orientale. Nel 2003, è stata avanzata la proposta di includere l’H. Erinaceus nella lista delle 33 specie di funghi da considerare a rischio d’estinzione nella Convenzione di Berna del Consiglio Europeo. Purtroppo, questa idea non è stata portata a termine.

Trattandosi di un fungo assai raro, raccomandiamo i nostri lettori a limitarsi a fotografare questo fungo se trovato in natura, evitando di raccoglierlo.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT di Hericium erinaceus

L’habitat ideale per l’Hericium erinaceus – Testa di Scimmia

Hericium erinaceus è un fungo debolmente parassita, o saprotrofo, o per meglio dire: sapro-parassita, il che significa che può crescere sia su legno vivo, che marcescente o già morto. E’ una specie epifita, il che significa che non possiede micelio interrato, ma sviluppato esclusivamente su di piante, su tronchi o rami degli alberi, per cui è una specie lignicola in grado di provocare il marciume bianco.

In generale, lo si può ritrovare sulle ferite degli alberi, quindi in punti in cui la corteccia si è rotta o i rami si sono spezzati. Come tipologia di albero preferisce quelli decidui e secolari, considerati più duri e resistenti. Fruttifica sui tronchi a diverse altezze, sia vicino al terreno, che a un paio di metri.

Lo si può trovare frequentemente su alberi di Faggio, in particolar modo su quello americano (Fagus gradifolia). Tuttavia, è stato segnalato anche su Quercia macedone o Fragno, su Quercia cinese e japonica, ma ancora su, Betulle e infine su Robinie pseudo-acace, Frassini e Platani, oltre che su di alcuni alberi da frutto come i Meli e i Noci. I suoi alberi preferiti sono però quelli più robusti e solidi come il Faggio e la Quercia.

Questa specie fungina, non predilige un habitat in particolare, purché sia mesofilo e non termofilo. Le condizioni ambentali di cui quindi necessita sono di un’elevata umidità dell’aria e della presenza di un substrato adatto. Può vegetare su alberi dei parchi e viali, lungo le strade urbane o nei boschi, purché questi siano feirti o caduti a terra. Si potrebbe dire, che si tratta di un fungo saggio, difatti può essere assai longevo, secondo alcune stime, può vivere addirittura fino a 40 anni.

💥🔥 Alcune curiosità

💥 HERICIUM ERINACEUS FUNGO MEDICINALE

Hericium erinaceus
Hericium erinaceus in capsule

Hericium erinaceus è una specie fungina con una storia molto antica. Viene da sempre utilizzato nella medicina tradizionale cinese. Nei testi antichi viene riportato:

“L’Hericium ha un sapore dolce, di natura neutra, può apportare benefici ai cinque organi interni, aiuta la digestione, nutre e ha buoni effetti sull’indigestione, sulla nevrastenia, sulle ulcere duodenali e gastriche, quindi può essere usato per molte persone”.

Oggi sappiamo con certezza che questo fungo è in grado di produrre molteplici sostanze bioattive capaci di esercitare effetti benefici per il nostro organismo. Contiene molti polisaccaridi, tra cui i noti beta-glucani, ma anche gli eteroglucani, alfa-glucani, eteroxilani e diversi triterpeni come l’Ericenone e le Erinacine. Questi ultimi due composti sono presenti sia nel micelio che nello sporoforo e sono i responsabili degli effetti neurorigenerativi di questa specie. Altre sostanze molto importanti contenute in questo fungo sono il treitolo, il D-arabinitolo e l’acido palmidico.

La somministrazione in vivo di quest’ultime 3 sostanze, ha provocato molti effetti benefici come la regolazione della concentrazione lipidica nel sangue, il contrasto allo stress ossidativo e la riduzione dei livelli di glucosio ematico (antidiabetico). Tra i carboidrati complessi, quelli più importanti dal punto di vista fisiologico sembrano essere i β-glucani. Da una revisione scientifica del 2013 emerge che queste sostanze abbiano molteplici conseguenze positive: sono considerate anticancro, immunomodulanti, ipolipemizzanti, antiossidanti e neuroprotettive. In aggiunta, l’H. erinaceus viene utilizzato nel trattamento di problematiche legate all’apparato digerente, come le ulcere gastriche e i carcinomi esofagei allo stomaco e duodenali.

Questo fungo contiene una bassa concentrazione di ergosterolo. Dal punto di vista nutrizionale, contiene anche un’importante varietà di vitamine e un alto contenuto di sali minerali. Altri dati clinici suggeriscono che potrebbe avere anche un effetto antibatterico e antipertensivo, con proprietà medicamentose per le ferite. Diverse riviste scientifiche hanno pubblicato studi clinici sul ruolo dell’H. erinaceus nel potenziamento cognitivo nei pazienti con una forma lieve di demenza. Effettivamente, questo fungo potrebbe aiutare nella prevenzione e cura dei pazienti con problemi mentali, come l’Alzheimer (effetto nootropico), il Parkinson, la depressione (antidepressivo) e l’ansia.

È stato osservato che la somministrazione orale provoca il ripristino a un normale livello di noradrenalina, serotonina e dopamina. Una funzione che ha acquisito un ruolo significativo e cruciale negli ultimi anni, la cui rilevanza è destinata ad aumentare, è la promozione della diversità microbica nell’intestino. Nelle donne, contrasta e migliora la sintomatologia.

In commercio, questo fungo si può acquistare sotto forma di integratore alimentare, da assumere singolarmente o da aggiungere per condire vari alimenti e bevande. La versione essiccata viene venduta in erboristeria e in Giappone prende il nome di “Houzu”. Bisogna ricordare che molte delle sostanze utili al nostro organismo, contenute nell’Hericium erinaceus, vengono disattivate con le alte temperature. In conclusione, dal punto di vista clinico, nonostante siano stati fatti diversi studi, molti aspetti di natura chimica e fisiologica dei principi bioattivi rimangono ancora poco chiari e sfuggenti, necessitano di ulteriori approfondimenti, soprattutto sugli esseri umani.

💥 UN FUNGO FACILMENTE COLTIVABILE

Hericium erinaceus
Hericium erinaceus coltivato presso Biartlab di Valdilana (Biella)
Hericium erinaceus
Hericium erinaceus coltivato presso Biartlab di Valdilana (Biella)
Hericium erinaceus
Hericium erinaceus coltivato presso Biartlab di Valdilana (Biella)

Questo fungo, dalle mille proprietà medicinali, viene coltivato in diversi paesi del mondo a scopo remunerativo ed economico. Nelle 3 foto di apertura, H. erinacus coltivato il laboratorio presso Bioartlab/Valdilana Hub in quel di Valdilana (Biella).

Può essere coltivato sia su di un classico substrato solido, che mediante una coltura liquida, ovvero una soluzione contenente tutti i nutrienti necessari per farlo crescere. Questo metodo permette di ottenere un buon quantitativo di micelio in un breve periodo di tempo.

Per stimolare la germinazione delle spore, possono essere utilizzati diversi metodi. Ad esempio, l’aggiunta di sostanze chimiche complesse come l’acido 2,4-diclorofenossiacetico e fitormoni vegetali come le gibberelline. Altrimenti, si possono utilizzare specifiche lampade che emettono laser con lunghezze d’onda nel rosso e nel verde. Inoltre, lo sviluppo del corpo fruttifico può essere accelerato del 36-51% mediante l’applicazione di laser ad argon ed elio.

Per quanto riguarda il substrato di crescita, H. erinaceus richiede specifici valori di pH e un rapporto di carbonio/azoto ideale. A seconda dell’obiettivo della coltura, possono essere adoperati substrati differenti, sia solidi (come tronchi di legno) che liquidi (coltura liquida). Quest’ultima può essere utilizzata in due modi: la coltura liquida “normale” e la coltura sommersa profonda.

Una coltura liquida può essere arricchita con glucosio come fonte di carbonio, farina di soia, mais e polvere di crusca di frumento come fonte di azoto. H. erinaceus cresce bene con valori di pH compresi tra 5,0 e 9,0, ma l’ottimale è 6,0.

Una volta fatto crescere il micelio nella coltura liquida, questo viene inoculato in un substrato solido con composizione variabile. Il substrato solido è principalmente una miscela di segatura di legno duro o di conifere, arricchita con farina di soia, mais, frumento crusca e/o paglia di riso. Ad esempio, un substrato solido utilizzato per alcuni ceppi specifici potrebbe contenere segatura di faggio impregnata con il 20% di crusca di frumento, 25% di chicchi di segale, 7% di farina di soia e 10% di farina di semi di rapa o 6% di farina di carne.

Solitamente, queste miscele di ingredienti vengono inserite in contenitori a forma di bottiglia o, più spesso, a forma di sacchetto fatti di polipropilene. Tuttavia, un aspetto negativo di queste metodologie di coltivazione è che non si adattano bene alla produzione industriale, quindi non è possibile produrre grandi quantità di fungo in breve tempo. L’ambiente di crescita di H. erinaceus deve essere molto umido, con valori di umidità relativi compresi tra 85% e 90%. Per quanto riguarda la temperatura, preferisce valori intorno ai 25 °C, con un ottimale di 26 °C. È importante ricordare che H. erinaceus non riesce a crescere se il potenziale idrico è inferiore a -5 MPa.

Storicamente, questo fungo è stato coltivato per la prima volta circa 40 anni fa (precisamente nel 1988) in Cina, dove tuttora è presente. In generale, nei paesi asiatici, la coltivazione avviene in modo estensivo, ma sempre su piccola scala. Viene effettuata principalmente utilizzando tronchi e ceppi d’alberi come substrato, in ambiente aperto.

⛔🖐️ Trattandosi di fungo raro, si raccomanda di evitare di raccoglierlo, prelevando per studio, solamente una piccola parte di esso

SEGNI DISTINTIVI, CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE L’Hericium erinaceus

DESCRIZIONE

Il corpo fruttifero di questo fungo, presenta una forma molto particolare e diversa dalla maggior parte dei funghi del phylum dei basidiomiceti. Lo sporoforo ha una forma quasi bulbosa e irregolare, con dimensioni che variano dai 9,5 ai 20,5 cm di altezza e dai 5 ai 40 cm di diametro, con una base molto spessa e adesa (→ strettamente aderente, attaccata) al substrato di crescita.

La carne è densa e carnosa, spessa e leggermente fibrosa, di colore bianco immutabile. Negli esemplari giovani, ha un odore e sapore neutro, che diventa poi amarognolo ma comunque gradevole, con la maturazione.

L’imenoforo è idniforme (→ provvisto di idni), è quindi costituito da numerosi aculei ftti, che iniziano la crescita dalla massa principale e si diramano in tutte le direzioni. Questi però, diventano quasi sempre pendenti verso il basso. La loro dimensione è variabile, da 1 a 7 cm. Nei funghi più maturi, queste “spine-aculei diventano fortemente pendenti con consistenza morbida e setosa superficialmente. Il colore degli aculei è bianco quando il fungo è fresco, poi passa al giallo-beige fino al brunastro-rossiccio a completa maturazione, soprattutto se il carpoforo si è disidratato per via di un clima molto secco.

MICROSCOPIA

I basidi sono pendenti e di forma variabile, misurano 25-40 μm di lunghezza e 5–7 μm di larghezza, ospitano quattro spore ciascuno e possiedono un morsetto basale.

Le spore variano di forma, da amiloide, subglobosa, a corta e più ellissoidale. Sono di colore bianco e misurano circa 5–7 μm di lunghezza e 4–6 μm di larghezza. La superficie delle spore è inizialmente liscia e diventa finemente verrucosa con la maturazione.

L’impronta sporale è bianca.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO BUON COMMESTIBILE, ANCHE UTILIZZATO COME INTEGRATORE ALIMENTARE

Hericium erinaceus
Piatto a base di Hericium erinaceus

H. erinaceus produce corpi fruttiferi commestibili che vengono normalmente utilizzati come cibo e come medicinale nella cultura cinese, dove gli Hóutóugū sono anche considerati ottimi medicinali tradizionali. Oggi viene utilizzato regolarmente nella cucina gourmet. I giovani esemplari sono considerati i migliori per questi scopi e il loro utilizzo, come fungo fresco coltivato, trova largo impiego in molte ricette.

I corpi fruttieri di questo fungo contengono il 75% di carboidrati (8% come fibra alimentare), il 4% di grassi e il 22% di proteine.

Rigurado alla commestibilità di questa specie, di funghi idnoidi (Hydnaceae), pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi”.

Commestibile, così come tutte le specie del genere Hericium, delle quali in Italia si riscontrano tradizioni di consumo solo molto localizzate. Sono funghi coltivabili, molto apprezzati come alimento in vari paesi. A livello europeo, sono commercializzati in Austria (2006) e in Svizzera (2020), mentre in Asia, ove sono ben più famosi, sono molto presenti sul mercato anche in stato essiccato. In Italia non sono inclusi negli elenchi nazionali delle specie ammesse alla vendita. Soltanto H. erinaceus ed H. coralloides si trovano nella lista positiva delle specie commercializzabili allo stato fresco della Regione Puglia, sebbene in tale territorio, a livello popolare risultano praticamente sconosciuti.

Funghi consumati come integratori/micoterapici

In questa sede non viene preso in considerazione l’utilizzo dei funghi come “micoterapici”, ovvero all’interno di integratori alimentari. Questo settore, che è sottoposto
a una diversa disciplina dal punto di vista normativo, si basa sulla seguente definizione generale di integratori alimentari:
Prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate (D. Lgs. 169/2004 “Attuazione della direttiva 2002/46/CE relativa agli integratori alimentari”). Numerosi funghi sono utilizzati a fini curativi o “vitalizzanti”, soprattutto nei vari Paesi dell’est asiatico, ma in modo crescente anche nei Paesi occidentali.
Queste specie nella presente Guida vengono valutate solo in funzione della possibilità di essere consumate tal quali, previi trattamenti di sola cottura,
oppure di conservazione che comunque preluda a un consumo del fungo tal quale (come contorno o addirittura come pietanza principale del pasto). Sono quindi esclusi da questa trattazione gli utilizzi alimentari che consistano nell’assunzione di fungo intero polverizzato o micelio in capsule, estratti per es. in gocce, spore per es. in perle, decotti, eccetera. La normativa italiana sulla disciplina dell’impiego negli integratori alimentari di Sostanze e preparati vegetali comprende un lungo elenco dei botanicals (Allegato 1 al DM 10 agosto 2018 del Ministero della Salute, come aggiornato con Decreto 9 gennaio 2019).
Tale lista positiva include anche alcuni funghi, fra cui si possono citare Agaricus blazei (da intendersi A. subrufescens = A. brasiliensis), Auricularia auricula-judae e A. nigricans, Coprinus comatus, Fomes fomentarius, Ganoderma lucidum, Grifola frondosa, Hericium erinaceus, Inonotus obliquus, Lentinula edodes, Ophiocordyceps sinensis, Phellinus igniarius, Pleurotus ostreatus, Polyporus umbellatus, Trametes suaveolens, Wolfiporia cocos (= W. extensa) e alcuni altri.
Molte di queste specie, di cui è noto e anche approvato l’uso come integratori, sono evidentemente commestibili, mentre alcune altre nella presente Guida sono classificate con uno status di non commestibilità, o sono incluse fra i funghi privi di interesse alimentare.
Tale giudizio (che ripetiamo si riferisce solo al consumo del fungo tal quale) non ha alcuna correlazione con un uso corretto di dette specie fungine come integratori, come non rappresenta una critica al settore “micoterapico” quando fornisca informazioni corrette e sia basato su prodotti approvati.
Hydnaceae s.l. (funghi idnoidi)
La famiglia delle Hydnaceae è qui concepita in senso molto più ampio rispetto a quanto suggerito dalle sistematiche moderne. Si tratta in effetti di un raggruppamento pratico, che definiamo più correttamente come “funghi idnoidi”, che comprende svariati generi in molti casi filogeneticamente ben distanti fra loro, accomunati dall’imenoforo costituito da aculei. Fra i funghi idnoidi non risultano presenti specie tossiche.
I generi Auriscalpium, Hydnellum e Phellodon comprendono funghi spesso coriacei, di cui non vi è consumo in Italia, da considerare privi di valore alimentare. Il genere Sarcodon invece comprende anche specie di interesse alimentare come S. imbricatus s.l. (incluso S. squamosus) che è commestibile, occasionalmente utilizzato dopo essiccazione e macinazione, come polvere aromatizzante. In Svizzera (2020) S. imbricatus è elencato fra i funghi commestibili che possono essere immessi sul mercato solo se soddisfano determinati requisiti, con l’indicazione di “evitare gli esemplari vecchi (amari)”. Sarcodon leucopus (= S. laevigatus) ha sapore amaro della carne come altre specie mediterranee che sono localmente consumate in alcune aree della Calabria, soprattutto sottolio dopo trattamenti di risciacquo o conservazione in salamoia. Tali specie possono essere considerate prive di valore alimentare al di fuori dei territori in cui sono tradizionalmente utilizzate. Le specie del genere Hydnum sono tutte commestibili, apprezzate e consumate in diverse regioni d’Italia e in numerosi Paesi europei, spesso in associazione ai Cantharellus.
Le varie specie spesso sono morfologicamente indistinguibili fra loro e possono essere raggruppate nel modo seguente: H. repandum s.l., H. rufescens s.l., H albidum. Il nome Hydnum repandum è incluso nelle liste positive nazionali delle specie commercializzabili allo stato fresco e conservato. I nomi delle altre specie sopra citate sono esplicitati in varie liste locali delle specie commercializzabili allo stato fresco, anche se a livello commerciale potrebbero certamente rientrare in “Hydnum repandum s.l.”. Si tratta di specie che presentano un ottimo livello di sicurezza alimentare.

Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI ALL’HERICIUM ERINACEUS

Hericium erinaceus è un fungo difficilmente confondibile con altre specie simili, poichè presenta un colore bianco e una forma caratteristica e bizzarra con i sui inconfonibili lunghi aculei (idni) a cascata.

Appartengono al genere Hericium e sono piuttosto simili:

  • Hericium abietis – Quasi identico, vegeta tra le conifere, in particolar modo su Abete di Douglas. Specie Nordamericana
  • Hericium amercanum – Quasi identico, vegeta solitario o in gruppi su legno di decidue, raramente su conifere. Specie delle grandi pianure orientali statunitensi.
  • Hericium botryoides – A forma di Ramaria, vegeta su Querce giapponesi in Giappone.
  • Hericium cirrhatum – Ha aculei corti, simili agli idni di Hydnum repandum, ha colore beige, è abbastanza ramificato con palchi a forma di conchiglia, vegeta nel Sud dell’Inghilterra.
  • Hericium clathroides – Molto simile, non è compatto ma assai ramificato, produce una massa molto estesa. Vegeta in Europa.
  • Hericium coralloides – Molto simile, più ramificato con rametti a cavolfiore, però non compatto ma più ramificato, vegeta sui Faggi ed è ampiamente distribuiti, sebbene piuttosto raro, in Europa.
  • Hericium flagellum – E’ una specie europea quasi identica a H. coralloides, dal quale si differenzia microscopicamente. Rinvenuto quasi esclusivamente in Slovenia su ceppi o alberi appena caduti di Abete bianco o rosso.

Hericium abies
Hericium abies
Hericium americanum
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Hericium flagellum
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Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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