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In un racconto, ti narro come nasce un Fungo Porcino

Questo non è un normale articolo, ma un racconto in cui, tra il serio ed il faceto, ti narro come nasce un fungo Porcino, come si sviluppa partendo da una microscopica spora, come matura e si riproduce, tra tutte le insidie del bosco e di noi umani

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IN UN RACCONTO, TI NARRO COME NASCE UN FUNGO PORCINO

Il mistero della nascita di un fungo Porcino. Tra il serio ed il faceto, ti racconto: come nasce un fungo Porcino, come si sviluppa, come matura e si riproduce, tra tutte le insidie del bosco e di noi umani

FUNGHI RACCONTI

Come nasce un Fungo Porcino – Introduzione

INDICE

Quanto sto per raccontarti, tratta di una microscopica, insignificante ed invisibile cellula riproduttiva, che sta rinchiusa in un altrettanto microscopico involucro detto semplicemente Spora, nonché della nascita del suo corpulento e giocondo discendente il cui buffo nome è Porcino.

La nostra protagonista, Spora (il cui nome all’anagrafe però è Endospora) ha sonnecchiato pigra, per quasi un secolo, senza curarsi del passar del tempo poi, sollecitata da un insolito riscaldamento dell’aria e del suolo, e a seguito di una tiepida pioggia (che ha ammorbidito il suo refrattario involucro, fatto per lo più di marmoreo calcio), pian pianino ha visto il suo rivestimento sciogliersi nella pozza d’acqua in cui è venuta a trovarsi, mentre un improvviso risveglio del suo metabolismo ha dato il via ad una timida germinazione e relativa rapida crescita.

Tutto questo nel volgere di pochissimo tempo: detto, fatto!

Mi chiamo Angelo Giovinazzo e sono l’autore della gran parte degli articoli presenti su questo Blog, che si occupa quasi esclusivamente di Funghi e Micologia ma, invevitabilmente anche dei connessi argomenti Meteorologici e Naturalistici.

Sin dall’adolescenza, mi occupo di Geografia e Meteorologia, tant’è che mi piace definirmi: scienziato naturalista amatoriale.

Nel corso degli ultimi quarant’anni ho trasformato la mia passione per la Natura in predilezione e studio del Regno Vegetale e ancora di più del Regno dei Funghi.

In questo racconto cercherò di narrarti, con le parole più semplici possibili, cercando magari anche di farti sorridere un pochino, come nasce un fungo Porcino.

Lo farò utilizzando il metodo anglosassone detto: “4 DUMMIES“, in questo caso “Mushrooms 4 Dummies“, ovvero: i Funghi spiegati per gli imbranati.

Di tanto in tanto dovrò però, inevitabilmente, utilizzare specifici termini scientifici ma, quando lo farò, questi saranno sempre ben evidenziati per farteli subito riconoscere, e dove necessario (tra parentesi), troverai una rapida traduzione in un italiano a tutti comprensibile perché, la scienza dev’essere una materia alla portata di tutti, e non una sorta di loggia, in cui si parla di astrusi argomenti, utilizzando un incomprensibile linguaggio, ad uso e consumo di una elìte di pochi eletti. La scienza è bene che sia cibo per le menti del maggior numero possibile di fruitori, soprattutto quando implica la salvaguardia del nostro prezioso Pianeta.

Ho deciso di ambientare questo racconto in una ridente località pedemontana del Piemonte settentrionale (a cavallo tra l’angusto lago d’Orta ed il più vasto lago Maggiore) che però, all’inizio dell’estate 2021, ha riso ben poco, a seguito dell’orrenda tragedia della funivia del Mottarone, accaduta nella mattinata del 23 maggio, presso la funivia Stresa-Alpino-Mottarone.

Il racconto però, non è coevo all’incidente, ma si svolge molti anni prima, partendo dal lontano 1928 quando la protagonista del nostro racconto venne alla luce, per concludersi nel 2017, quando finalmente nacque il primo figliolo di Endospora: Porcino.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 1

Tra lago d’Orta e Mottarone, arriva un nubifragio

Come nasce un Porcino Supercella
Come nasce un Porcino – Imponente cumulonembo detto ‘Supercella’ PH@wardaner

E’ una caldissima giornata dell’estate 2017. Una rovente Bolla d’aria calda Africana o Hot Blob, da giorni dispensa elevate temperature dal mare ai monti, tant’è che il clima sembra essere davvero impazzito e non vuol proprio saperne di piovere.

Ci troviamo nell’alto Novarese, a due passi dall’incantevole Lago d’Orta, in un territorio che, sin dalla notte dei tempi è detto il Cusio, in bosco misto di Latifoglie a prevalenza di Castagno ma, qua e là c’è pure qualche Betulla e, più sporadiche, alcune ultime Querce che, poco più in basso formano un mite bosco esclusivo.

C’è arsura nell’aria nonostante la vicinanza con il lago. Da giorni non si vede una nube in cielo ed il sole splende alto allo zenith ma, improvvisamente, nel corso di un rovente pomeriggio, dalla vetta del vicino Mottarone, un innocuo cumulo di calore, rapidamente si trasforma in un imponente nuvolone bianco, la cui forma ricorda un ammasso di panna montata. Passano pochi minuti ed il cumulo si tramuta in un torvo e minaccioso cumulonembo che inizia a brontolare insistentemente.

Una corrente calda ed umida, che oggi gli appassionati di volo libero chiamerebbero termica, ma che i più forbiti definiscono di updraft (→ correnti calde ascensionali), inizia a risalire veloce dalle acque del lago verso il cuore dell’imponente cumulo, il cui vertice si trova via via sempre più in alto nel cielo. Passano pochi altri minuti e l’innocuo nuvolone diventa scuro come la pece. Sul sottostante Lago d’Orta si fa quasi notte, inziano a soffiare impetuose e continue, raffiche di un forte vento il cui nome tecnico è di downdraft con al seguito microburst (→ correnti e microraffiche fresche discendenti), che fanno piegare fino a terra le chiome degli alberi dei giardini delle lussuose ville, tra roboanti fragori che, anticipano di pochissimo una infinita quantità di lampi e fulmini, inframmezzati da forti scrosci di una pioggia che, sospinta fuoriosamente dal forte vento, tende a nebulizzarsi ed aggregarsi in vere e proprie nuvole d’acqua, mentre cavalloni lacustri inondano la battigia ed aggrediscono minacciosamente le massicciate rocciose in riva al lago.

Nonostante piova intensamente, ormai da diversi minuti, tra le forti raffiche di un vento che si fa progressivamente sempre più fresco, fa ancora piuttosto caldo. L’aria è così satura d’umidità rilasciata dal lago che par di trovarsi dentro ad una serra della dirimpettaia Villa Taranto, cosa piuttosto rara e preziosa in questa insolita quanto torrida estate. Tuoni, lampi e fulmini si susseguono incessantemente. Parrebbe quasi di sentire un unico rombo senza fine per quanti sono i fulmini che si susseguono uno sulla coda dell’altro. Qualcuno la chiamerà «pioggia di fulmini».

Spora, o per meglio dire, Endospora

Nonostante l’imperversare della tempesta Spora, la nostra protagonista, se ne sta beatamente spalmata sul suo morbido e confortevole letto di humus, piacevolmente titillata dai freschi scrosci di una pioggia simil-tropicale quando, improvvisamente, un fragoroso fulmine surriscalda il terreno, facendola repentinamente destare dal suo lunghissimo torpore. É arrivata l’ora della nascita!

«Che cosa è successo? Cos’è stato? Senti un po’ che strano formicolio, che bella sensazione di leggera scossa elettrica e, quant’è piacevole tutto questo calore?»

Stimolata dall’improvviso fulmine che l’ha colpita e dalla incessante pioggia, Spora può finalmente destarsi dal lungo sonno durato ben 89 anni, inizia così a ravvivarsi sintetizzando proteine in gran quantità per potersi fortificare prima di germinare. Beve acqua a sazietà così da poter ingrossare e disgregare al contempo il guscio protettivo fatto di un mix di calcio, acido dipicolinico, acido ferulico, acido idrossibenzoico ed altri elementi.

In realtà Spora ha un curioso soprannome: Endospora, che le è stato affibiato dagli scienziati per sottolineare la sua incredibile longevità e resistenza ai fenomeni atmosferici e litologici (→ i fenomeni che riguardano le rocce).

Tutte le giovani spore del circondario ridono di lei per via della sua longeva età di Matusalemme, ritenendola troppo vecchia per poter esser ancora fertile e quindi in grado di procerare, ma lei non si cura più di tanto di questi sciocchi sfottò provenienti da stupidotte spore adolescenti e ingenue che, di climatologia e di mamma Gaia ben poco sanno. Lei è invece molto orgogliosa della sua veneranda età e della sua incredibile resistenza al gelo, al ghiaccio, al sole rovente, e persino alla lava ed al fuoco degli incendi.

27 Agosto 1928 – Nasce Endospora

Gli anni a cavallo tra la fine degli anni ’20 ed i primi anni ’30 del secolo scorso, erano stati insolitamente caldi. Qualcosa di anomalo che potrebbe esser definito come un piccolo antipasto di ciò che, a partire dal 1982 sarebbe stato definito come Riscaldamento Globale del Pianeta.

Era passato da poco il mezzogiorno del 27 Agosto 1928.

Spora era stata concepita da pochissimi minuti, ma se ne rimaneva pigramente aggrappata al suo tubulo dell’imenio di un ampio carpoforo di nome Boletus (→ un fungo Porcino tracagnotto, più largo che alto), in attesa di esser espulsa nell’aria aperta e che un alito di vento la disperdesse nel bosco ombroso ma, nulla… Papà Boletus non voleva saperne di espellerla perché, in assenza di vento, sarebbe caduta troppo vicino, insieme a milioni di altre microscopiche consorelle e fratellini che, si sarebbero inutilmente ammucchiati gli uni sugli altri.

Verso le nove di sera, dopo la consueta calma di vento che precede il tramonto, finalmente si levò timida ma crescente, una brezza di monte che dalla vetta del Mottarone portò leggerissimo refrigerio e che agitò le chiome degli alberi.

Fu così che Spora venne finalmente espulsa e, sospinta dal vento, finì per posarsi proprio al di sotto del più longevo castagno del bosco, dov’erano già presenti molte altre spore ed anche un buon numero di endospore.

Innanzi a Spora svettatava imponente un grinzoso e vetusto albero che non le dava alcuna fiducia o garanzia di sopravvivenza e che, tutte le altre dormienti endospore, già da decenni presenti sul posto, chiamavano Pliñ (→ che nel locale dialetto piemontese significa caldarrosta). Il Pliñ era talmente vecchio da sembrare dovesse morire da un momento all’altro.

Come nasce un fungo Porcino Castagno
Come nasce un fungo Porcino – Un castagno secolare ‘Plin’

Appena saggiato il terreno, Spora decise che non era proprio il caso di procreare, anche perché quell’anziano castagno difficilmente avrebbe potuto nutrirla a dovere e così, seduta stante, piuttosto che rischiare di mettere al mondo un figliolo pre-destinato alla morte, decise di ritirarsi in una volontaria clausura, fino a data da destinarsi.

Da lì a pochi giorni tutto quell’insolito caldo eccezionale terminò, iniziò a piovere con frequenza crescente, non molto, ma assai spesso.

A Ottobre le piogge si fecero gelide, così frequenti e forti che sui suoli iniziò a ristagnare ovunque acqua piovana che ben presto imputridì; l’humus divenne sterile e malsano, mentre sulla vetta del Mottarone cadde persino la prima neve.

Per fortuna Spora era ben protetta dal freddo, dal gelo e dalla neve, grazie al suo forte guscio di calcio perciò, non aveva nulla da temere. Passavano gli anni ed il clima si faceva sempre più freddo, piovoso e nevoso. Della breve parentesi di insolito caldo, durata una manciata di anni, rimaneva solamente un lontano ricordo.

Il 1952 un anno caldo e molto secco

Il 1952 fu un anno davvero strano. Ci fu una tale siccità che, la gran parte delle giovani spore che ebbero troppa fretta di germinare morì subito dopo aver generato quei piccoli filamenti di fungo primordiale che tutti chiamano micelio ed ife, senza esser riuscite ad aver dato vita ad alcun Micelio secondario (fecondato), il solo ed unico ad essere in grado di procreare e quindi di poter mettere al mondo futuri carpofori.

Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale

Nel Regno dei Funghi è risaputo che il compito primario di una spora (o di una endospora) è quallo di garantire la sopravvivenza della specie, la procreazione, così com’è ben risaputo che, la fretta è una cattiva consigliera perciò, le spore più pragmatiche ed avvedute sanno perfettamente che le insidie atmosferiche sono sempre dietro l’angolo e quindi anche che, così come una rondine non fa primavera, anche una pioggia isolata, per quanto intensa, in mezzo a prolungata siccità, se non è accompagnata da un costante abbassamento della Pressione Atmosferica ed aumento dei tassi di umidità dell’aria, non è mai foriera di floridità e sicurezza ma è piuttosto, apportatrice di possibili carestie e morìa perché, al temporale isolato, farà subito seguito un nuovo rapido ritorno del caldo-secco preesistente.

Nell’RNA e nel DNA di ogni spora ci sono scritte indispensabili informazioni genetiche e alcune regole basilari che vanno assolutamente rispettate per poter garntire la sopravvivenza della specie.

Una di queste regole basilari è di non aver mai troppa fretta di germinare e comunque, di non farlo mai prima che, per osmosi, sia stato possibile saggiare il chimismo (→ l’insieme dei caratteri chimici di una sostanza) della superficie su cui ci si è poggiati.

Il 1952 non fu il solo anno ad esser caratterizzato da inedite frivolezze atmosferiche e quindi climatiche. Altri anni siccitosi, ma soprattutto molto freddi, si susseguirono fino agli anni ’60, forse perché, un progressivo aumento della concentrazione di calda anidride carbonica in alta atmosfera (dovuto alla crescenti immissioni di gas a seguito della rivoluzione industriale), stava comprimento l’aria fredda negli strati atmosferici prossimi al suolo, provocando continue fluttuazioni di bolle d’aria assai fredda quanto secca.

Gaia temette che Madre Natura avesso voluto dar vita ad una seconda temutissima PEG ~ Piccola Era Glaciale.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 2

Gli anni della morìa di Miceli e la scarsa nascita di Porcini

Nei boschi dalla Valle d’Aosta-Piemonte-Lombardia, fino al Triveneto, fu un’ecatombe di Fungi.

Migliaia di miceli secondari avvizzirono, atrofizzarono, si ritirarono in profondità, ben al di sotto dei consueti 50 centimentri in cui erano abituati a vegetare. Alcune loro ampie porzioni morirono a seguito dell’abbattimento di ettari di foreste ma la morìa maggiore riguardò la quasi totalità dei miceli primari nati da spore troppo frettolose di schiudersi e procreare in un ambiente tutt’altro che ospitale, ma decisamente ostico per siccità e gelo.

Furono anni tristi e bui perchè il freddo crescente portò nei boschi migliaia di taglialegna costretti a disboscare vaste distese di foreste, la cui legna era indispensabile per potersi riscaldare.

Anche il Pliñ venne abbattuto. Era attorno la fine del gelido Gennaio del 1968. Spora si era già rassegnata a dover attendere chissà quanti altri secoli prima di poter veder nascere un suo figliolo.

In realtà, nonostante il diffidente chiacchiericcio che si faceva tra quelle pettegole e pessimiste amiche endospore, non vi fu nessuna nuova Era Glaciale, anzi.

Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale
Come nasce un fungo Porcino-Micelio superficiale

L’inizio del Riscaldamento Globale del Pianeta

Dopo alcuni anni particolarmente nevosi che caratterizzarono soprattutto i primi anni ’70, con gran sorpresa da parte di tutta la vegetazione e funghi,  il clima si fece progressivamente sempre più dolce. L’inverno 1981 segnò un vero e proprio spartiacque tra il prima (freddo e nevoso) ed il dopo (caldo e a ondate anche siccitoso).

Fu una interminabile tempesta di vento (che lasciò i versanti padani delle Alpi quasi del tutto privi di neve), a decretare ufficialmente l’inzio del Riscalamento Globale del Pianeta che nel 1982 vide una improvvisa impennata termica.

Con il conclamato cambiamento climatico, le notti si fecero sempre più miti e le giornate assai più calde e siccitose. Ora sì il clima era davvero favorevole alla nascita di funghi.

Nelle zone disboscate in cui giovani alberi avevano ripreso a crescere vigorosi, fu tutto un frenetico ridestarsi di spore, che si svegliavarono all’unisono dal lungo sonno.

Ife e miceli si formavano così rapidamente da generare confusione; i giovani alberi, affamati e desiderosi di fortificarsi, iniziarono a corteggiare spore, ife e miceli.

Chiesero loro di avvolgere ed avvinghiare il loro apparato radicale di superficie, dando così vita a nuove micorrizazioni radicali, anche attraverso le Rizomorfe (→ cordoncini miceliari compatti e spessi, simili a radici, formati da intrecci di ife miceliari preposte all’ancoraggio al substrato e all’estrazione dei nutrienti).

Gli insaziabili alberi, frettolosi di diventare adulti, sanno per esperienza consolidata nel corso di millenni, che attraverso i Fungi, possono procurarsi acqua, sali minerali e Azoto~Carbonio da trasformare poi, mediante la Luce solare (→ sono indispensabili almeno 10 Lux), e la Clorofilla, in molecole più complesse di Zuccheri, Amminoacidi e Proteine ( → operazione detta Fotosintesi Clorofilliana).

L’apparato fungino o Fungi

I Fungi, già dalla notte dei tempi, avevano capito che la Micorriza con le piante (→ che gli studiosi chiamano Micorriza Simbiotica o anche Associazione Simbiotica), era una rivoluzionaria forma di sopravvivenza, messa a punto nel corso di lunghi millenni di evoluzione. Uno stratagemma che consentiva loro di procurarsi cibo ben nutriente, ma al minor costo possibile.

I Funghi non dovevano affannarsi più di tanto, bastava che continuassero a risucchiare molecole organiche dal fogliame caduto al suolo, dai rami in decomposizione, dall’humus, insomma dal substrato ricchissimo di materia organica anche detto Lettiera. Queste molecole però, assai poco nutrienti per i funghi perché per lo più sciocche, insipide, difficilmente assimilabili e non convertibili in energia, dovevano necessariamente esser trasferite nelle radici dell’albero Simbionte per poter esser elaborate e trasformate in una gustosa brodaglia di Ioni, Amminoacidi, Proteine, Vitamine, Sali Minerali e Zuccheri complessi tra cui il preziosissimo Trealosio, insomma una bomba energetica indispensabile per poter nutrire l’intera colonia fungina, ma soprattutto i futuri eredi: i figli; brodaglia che gli scienziati chiamano Protoplasma, e di cui le cellule del corpo vegetativo dei Fungi sono fatte.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 3

LA FESTA DEL GLOBAL WARMING

Il 1982 come già accennato, segnò l’inizio del Riscaldamento Globale del Pianeta ma fu anche l’inizio di una lunga festa che ebbe il suo apice nel 1986

In quel periodo, nei boschi d’Italia si organizzarono veri e propri party per festeggiare quello che gli studiosi chiamavano con l’incomprensibile termine inglese di Global Warming e che gli umani che abitavano le pendici del Mottarone pronunciavano “al càud e al sèch” o anche “al cout e la söcia”.

Spora non partecipò a questi party perchè dal ceppo del vecchio Pliñ abbattuto non nacque nessun pollone, le sue radici, orfane della parte aerea della pianta, pomparono sostanze nutritive a vuoto e piansero ancora per qualche mese prima di morire definitivamente di crepacuore.

26 Aprile del 1986, la fuga radioattiva di Chernobyl

In una terra lontanissima, gli umani, che si erano inventati un metodo alternativo al taglio dei boschi per potersi scaldare, “piantarono giù an bel bördèl, an disastèr, an bel cianèl” che, per i non residenti, significa che combinarono un bel disastro; persero infatti il contollo di un minerale chiamato uranio, che avevano modificato per fargli produrre energia e calore, inondando l’Atmosfera con radiazioni nucleari che giunsero fin sulle pendici del Mottarone, sospinte da una corrente orientale accompagnata da una perturbazione che, distribuì cesio e altre sostanze radioattive sul terreno, attraverso la pioggia.

Ci fu subito gran subbuglio, agitazione e confusione nei boschi. La vegetazione che assorbì queste sostanze nocive rischiò di generare mutamenti genetici e quindi imprevedibili stramberie.

Tra le giovani e ciarliere spore, che non avevano il dono della riservatezza, tipico delle anziane endospore, si sparsero subito delle fake news che dicevano che, quelle radiazioni erano però benefiche perché scaldavano le ossa ed aiutavano il vigore sessuale in fase di accoppiamento. Sta di fatto che molte di loro deciero immediatamente di schiudersi, tessendo floridi miceli primari.

Nessuno seppe mai se effettivamente quelle radiazioni nucleari diedero spinta, forza, energia ai fungi, anzi gli scienziati lo smentirono categoricamente, sta di fatto che, concomitanti forti e continue piogge con grande umidità, però sempre accompagnate da adeguato calore apportato da brevi fasi soleggiate e ben calde, diedero vita ad una favolosa nascita di funghi.

Molte Endospore si destarono da una lunghissima sonnolenza. Molte tra loro si imbellettarono così da rendersi più attrattive rispetto alle giovanissime ed inesperte spore poco più che adolescenti, ma soprattutto diedero subito vita a robusti intrecci di vasti sistemi miceliari che, al ritmo di 6-8 millimetri l’ora, in pochissimo tempo riuscirono ad avvinghiare le radici di tutte le giovani piante più vigorose, ma formarono persino dei veri e propri cordoni miceliari (→ aggregati di ife fondamentali nella traslocazione dei nutrienti).

Ci furono persino alcune Endospore invidiose che, sparlando alle spalle delle loro ex amiche, e deridendole perché troppo spregiudicate ed assatanate, le additarono quali ninfomani soprannominandole ‘Milf‘.

L’inizo del risveglio ed il ciclo riproduttivo di Spore ed Endosprore

Smaniose di poter produrre il maggior quantitativo possibile di ife e miceli, ma soprattutto di poter incontrare il prima possibile, il maggior numero di miceli primari maschili, con i quali intraprendere una tresca amorosa, accoppiandosi e riproducendosi, le vecchie spore iniziarono ad accettare provocazioni, sia da parte di imberbi spore maschili, che e soprattutto da parte di giovani radici di alberi, anche di inesperti virgulti, che all’unisono inondarono la rizosfera (→ substrato, porzione di suolo che circonda le radici delle piante) di squisiti attrattori chimici zuccherini e feromoni, tanto afrodisiaci da poter esser paragonati a quello che gli umani chiamano Viagra.

In quasi tutti  i boschi del Nord Italia, ed in particolar modo nei boschi sulle pendici del Mottarone, appena sopra gli abitati di Pettenasco, Armeno e di Orta San Giulio, si organizzarono dei “Party d’accoppiamento”.

Le piante, attraverso il battere di rami, suonavano musica tribale, nella rizosfera scorrevano a volontà, abbeveraggi zuccherini ed afrodisiaci al Protoplasma, cibo in abbondanza veniva offerto dalle piante, ma soprattutto si praticava sesso libero senza tabù.

Benché solamente l’unione tra miceli di sesso differente sia in grado di scatenare processi riproduttivi, in tutta quella smania e quel trambusto germinativo e riproduttivo, conseguente l’abbondanza di nutrienti, cibo, acqua, condizioni ambientali favorevoli, insomma una congiuntura che raramente si realizza o si ripete, in quei giorni nei boschi si accoppiarono persino diversi miceli dello stesso sesso, certi che, ben presto sarebbe intervenuto un terzo o quarto micelio di sesso opposto ad apportare il giusto corredo cromosomico, indispensabile per la riproduzione.

Cariogamia party

Quello che le giovani spore chiamarono indebitamente “Party d’accoppiamento“, per le più anziane e sagge endospore e per le colonie fungine era tecnicamente detto il Party della “cariogamia” (→ dal greco: matrimonio o unione sessuale) perché, dall’unione di tutti quegli abbondanti e forti miceli, iniziavano a nascere ovunque piccoli carpofori anche detti sporofiri che, col passare delle ore e nel volgere di non più di un paio di giorni furono in grado, non solo di riempire i boschi di affascinanti figlioli (→ detti carpofori ma dagli umani chiamati ingiustamente ‘funghi’), ma soprattutto di tappezzarli di soggetti sessualmente maturi, quindi pieni di spore mature pronte ad entrare nel ciclo della vita, dall’aspetto di Porcini, Galletti, Leccini, Amanite, Russule e via discorrendo .

Attraverso la festa della cariogamia i nuclei delle celle riproduttive (gameti) con polarità opposta (sesso opposto, maschile o femminile, anche detti a polarità positiva o polarità negativa) si fondono e danno vita alla fecondazione. Tra gli umani la fase della cariogamia corrisponde grosso modo all’incontro dello spermatozoo maschile con l’ovulo fertile femminile.

Una volta che è iniziato il processo della cariogamia, quindi, appena partita la fase riproduttiva dei giovani figlioli (carpofori-sporofiri), subitaneamente divenuti adulti perché sessualmente maturi, all’interno degli stessi, si originano delle particolari ife deputate alla produzione di spore, dotate di GAF (Giunti A Fibbia). Questi giunti altro non sono che particolari giunture attraverso le quali due ife contigue, corredate da caratteristico apposito ingrossamento, possono collegarsi tra di loro, quindi attaccarsi-unirsi, formando delle cosiddette anse di anastomosi.

Questo processo riproduttivo è davvero delicato. Richiede un gran dispendio di energie, richiede perciò molti specifici nutrienti che, solo ambienti specifici possono dare, in condizioni ambientali-climatiche particolarmente favorevoli e, quello strano mese di Aprile 1986 lo fu davvero.

In quei giorni non germinarono solamente le spore, ma si destarono dal lungo letargo anche molte vetuste endospore Milf che si accoppiarono come se non ci fosse un domani e lo fecero con chiunque capitasse sotto tiro. Fossero, come già accennato, anche miceli primari dello stesso sesso. Inevitabilmente ci fu chi, tra le numerose endospore più bigotte e bacchettone, immediatamente gridò allo scandalo, perché contrarie agli accoppiamenti omosessuali ma, in realtà anche quegli accoppiamenti alternativi erano necessari alla sopravvivenza della specie perché, come scoprirai a breve, ci sono alcune specie di funghi che, per potersi moltiplicare necessitano di accoppiamenti plurimi tra vari sessi.

Insomma, quella folle ammucchiata non fu organizzata per scopi ludici, di svago o di divertimento, ma per favorire la maggior nascita possibile di nuove colonie fungine.

Sotto ad una giovane Quercia, due endospore Milf, che erano solite prendere il sole completamente nude, adagiate direttamente sul terreno privo di lettiera, senza alcuna copertura di foglie, terra o residui legnosi, truccatissime ed abbronzatissime, diedero vita al più ardito e spregiudicato tra tutti i party organizzati in zona.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 3

4 Miceli Primari si incontrano e si accoppiano

Grazie all’intraprendenza ed operosità senza pregiudizi, di queste 2 spore, nacquero 4 grovigli di ife e miceli primari dal cui immediato accoppiamento si generarono 16 Miceli Secondari che non poterono nascondere la fulminea evidente gravidanza. Qua e là lungo il fitto intreccio di fe e miceli, divennero ben visibili diversi Talli (strutture filamentose da cui si originano i futuri carpofori) dunque i Primordi di numerosissimi Carpofori~Sporofiri di immiente crescita.

Il primo di una lunga serie di giovani Carpofori,si affacciò alla luce del giorno che il sole non si era ancora levato dietro alle vicine Prealpi lombarde.

Una testolina scura, e bronzea già alla nascita, emerse da una terra nerastra su cui vi erano depositate alcune ghiande e sporadiche foglie di Farnia.

La Milf più anziana, Endospora-Helvezia vera responsabile di quel processo riproduttivo, quindi regista dell’accoppiamento dei 4 miceli, perciò madre di quel grazioso funghetto dalla pelle scura, decise di chiamare il frutto del suo pluri-accoppiamento col doppio nome Porcino Bronzino.

Helvezia. L’Endospora nata durante l’Impero Romano

Helvezia, la madre di Porcino Bronzino, era veramente assai vetusta.

Era venuta al mondo all’incirca nel 25 a. C. quando un popolo chiamato Romano usava già raccogliere i Carpofori di quella specie di funghi chiamati “Suillus perché assai ambiti da porci e porcastri che ne andavano letteralmente ghiotti.

La nascita della parola Porcino

Col passaere del tempo, i popoli antichi smisero di chiamare i porcastri Suini, preferendo invece il nome Maiali o ancor meglio: Porci, da qua la nascita della parola Porcino= fungo gradito ai porci.

A Helvezia piacque così tanto quel curioso nome, che decise che appena avesse avuto pure lei un figlio lo avrebbe chiamato così, e questo infatti fece.

Le amiche di Endospora-Helvezia invece, avevano battezzato il suo figliolo dalla pelle scura Porcino nero oppure anche Porcino aereus per sottolineare il colore scuro del suo cappello ma anche il suo portamento impettito, audace che svettava fiero nell’aria in cui, dopo tre soli giorni dalla nascita, spargeva già spore a tutta birra.

La prima grande buttata

Durante quei giorni di folle gioia riproduttiva, non furono solamente spore ed endospore a farsi prendere dalla smania, approfittando dell’insolito clima favorevole.

Anche le piante si diedero alle pazze gioie, denudando le loro radici affinché giungessero più attrattive alla meta, ovvero farsi penetrare il più facilmente possibile dai miceli.

Radici già ben umettate di zucchero Trealosio ed altri zuccheri che fungevano da attrattori chimici, erano pronte a drogare di “viagra” (protoplasma) i loro simbionti Fungi, purché si venisse a creare una eterna dipendenza tra gli uni e le altre.

Da quell’incredibile festa della procreazione nacquero così tanti Carpofori che gli umani accorsero nei boschi del Mottarone da tutto il Piemonte, Lombardia e Canton Ticino; si contesero gli squisiti Carpofori con quelle che ancor oggi, spore e Fungi considerano come il terrore dei boschi, le temutissime Limacce o Lumache senza guscio, senza però dimenticare anche Caprioli, Cinghiali ed ovviamente i più ingordi-avidi di tutti: gli umani raccoglitori seriali del tutto privi di scrupoli.

Ci fu così tanta nascita di funghi (carpofori) che gli umani si inventarono nuove terminologie per poter descrivere il fenomeno; qualcuno iniziò a chiamare le nascite massicce e contemporanee di funghi “buttata“, altri invece “gettata“, senza contare poi i vari nomi locali, quindi dialettali.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 4

Gli effetti del Riscalamento Globale

Dopo quel fatidico 1986, col passare degli anni il clima del Pianeta mutò rapidamente. Le temperature si alzarono ulteriormente, oltre che repentinamente ed i tassi relativi dell’umidità dell’aria si abbassarono notevolmente, con aria umida sempre più relegata e racchiusa all’interno di sporadiche vere e proprie bolle d’aria caldo-umida, circondate da molto più numerose bolle d’aria torrida, perciò estremamente calda e secca.

Sulle prime, già a partire dai primi anni ’90 le temperature medie  annuali aumentarono di alcuni decimi di grado, portandosi però rapidamente fin sulla soglia di +1,09°C in più rispetto alla media 1850-1900 ma l’insolito riscaldamento planetario non si arrestò con l’arrivo degli anni 2000 anzi, continuò senza sosta, tant’è che in Italia in più occasioni si toccarono i +1,25°C in più del normale, con picchi temporanei attorno ai +1,5°C oltre la soglia della normalità, durante svariati mesi estivi.

Gli anni peggiori per la Natura, per la Vegetazione in genere, per il Regno dei Fungi ma anche per la sopportabilità degli umani si ebbero tra il 2015 ed il 2021, considerati ad oggi gli anni più caldi a partire dal 1850. L’anno più rovente tra tutti, a alivello globale, il 2016, seguito poi dal 2020 e quindi, al terzo posto dal 2019. Per quanto riguarda invece la sola Italia, dal 1800 ad oggi, c’è al primo posto il 2018, seguito poi al secondo posto dal 2015, quindi al terzo dal 2014, al quarto dal 2019 ed infine al quinto posto dal 2020.

Dal punto di vista dei Funghi e della Vegetazione però l’anno terribilis è ancora considerato il 2003 quando in Italia ed Europa si registrò l’estate più rovente di sempre. Un clima a dir poco insopportabile che costrinse milioni di persone a rinchiudersi in casa in cerca del refrigerio di condizionatori d’aria. Secondo gli esperti, quell’estate causò in Europa danni economici pari a 13 miliardi di euro, e la morte prematura di ben 25 mila persone. Riferita alla sola stagione estiva, seguono poi al secondo posto la rovente estate 2017 ed al terzo posto quella del 2012.

Tre annate terribili per i Funghi che durante i mesi estivi faticarono a vegetare e ancor di più a riprodursi, con nascite a dir poco schizofreniche nelle poche località raggiunte da isolati temporali e nascite assenti-nulle nel resto della Penisola, là dove le piogge si fecero attendere per settimane o mesi tra sbuffi d’aria a dir poco infuocati delle bolle calde in risalita dall’Africa e Mediterraneo fin nel cuore dell’Europa.

Nel corso degli anni ’90 e 2000, ma tutt’ora in corso, i ghiacciai alpini alle spalle del Mottarone (e nel resto dell’arco alpino), si sciolsero rapidamente fin quasi sulle cime delle vette più alte, con il limite delle nevi perenni innalzatosi dai 3.200/3.300 mt pre-1981, all’attuale quota dei 4.200/4.400 metri. Le piogge si fecero più disomogenee ed irregolari; ora abbondanti, ora assai rare e, fenomeni un tempo considerati rari o al più sporadici quali nubifragi, nubifragi maggiori (oggi detti Bombe d’Acqua), alluvioni lampo o vere e proprie alluvioni, piogge di fulmini, trombe d’aria-trombe marine, supercelle temporalesche e persino Tornado, oltre che veri e propri Cicloni Mediterranei (Medicane), non furno più semplici fenomeni meteo relegati ai soli manuali di meteorologia, ma fenomeni progressivamente sempre più frequenti dalle Alpi a Lampedusa.

A seguito di questo inarrestabile riscaldamento atmosferico, nel regno dei Fungi ci fu, e perdura ancor oggi, un caos che non trova ancora un assestamento. Le forme di adattamento cui la natura è avvezza, stentano a realizzarsi. Tra ife e miceli c’è ancora molta confusione con nascite di carpofori a dir poco schizofreniche, ora massicce, ora del tutto assenti. Qua soddisfacenti, là del tutto deludenti ma, la delusione maggiore non riguarda tanto gli umani, quanto le colonie fungine che, non trovando le condizioni ambientali favoreli alla loro vegetazione, sviluppo e riproduzione, sono costrette a lunga quiescenza (→ sospensione o attenuazione delle attività vitali, metabolismo, ciclo biologico).

In alcune annate passate, prima degli anni 2000, particolarmente favorevoli, le colonie fungine godevano ancora di soddisfacente salute e spesso, non avendo alcuna necessità riproduttiva, se la spassavano nella loro calda lettiera ben avvinghiate alle radici delle piante simbionti da cui traevano nutrimento, si preoccupavano soltanto di poter colonizzare alcune aree del bosco, lontane dai cataboliti (→ sostanze di scarto del Metabolismo: “cacca”, da esse stesse prodotte [o prodotte da colonie fungine di altre specie ivi residenti] e rilasciati sul terreno che diventava perciò meno ospitale ma, per potersi allontanare dai cataboliti il meteodo più semplice e sicuro, è quello di produrre carpofori-sporofiri che produrrano e rilasceranno spore che andranno a cadere lontano dalla colonia madre, dando origine a nuovi miceli e quindi a nuove colonie fungine, e qua il cerchio si chiude perché, in un terreno troppo arido, rovente, inospitale, nessuna spora o endospora potrà germinare, trarre nutrimento, riprodursi, perciò il micelio si troverò a soffocare tra i suoi stessi cataboliti.

Ma torniamo al nostro racconto ed alle sorti della nostra Spora (Endospora) che, indifferente ai bagordi organizzati in quel florido 1986, se ne restava quiescente, addormentata, con il suo metabolismo bloccato, ad attendere tempi migliori, ben lieta di aver osservato da spettatrice quei “procreation party” (Cariogamia party) senza averne preso parte attiva.

Ora però, quel caldo e rassicurante rovescio monsonico (nubifragio) avvenuto in quel tardo pomeriggio del 2017, aveva fatto destare la nostra Endospora perché, il fulmine che l’aveva colpita e la pioggia che l’aveva inondata, le avevano riattivato il metabolismo e sciolto la dura corazza di calcio che l’avvolgeva, consentendo al “viagra” protoplasma rilasciato da un giovane Castagno di nome Justin (che nel 1985 era nato là dove un tempo svettava fiero il vecchio Pliñ, a due passi dal punto in cui lei si era da tempo ibernata) di inebriarla, eccitarla e indurla a desiderare una rapida riproduzione.

La Simbiosi tra Miceli e piante

Tra i due era nata sin da subito una reciproca simpatia ma, l’inesperienza del giovane Justin lo portò, sul subito, a preferire di civettare con le giovani ma frettolose sporette adolescenti che, inesperte e fragili, non furono in grado di generare dei robusti miceli primari e quindi di accoppiarsi con altri miceli adiacenti, pertanto Justin rimediò memore che «endospora vecchia fa buon brodo».

Non appena i fragili miceli delle giovani spore avvizzirono, iniziò il corteggiamento che diede luogo ad uno dei matrimoni più felici cui assistì l’intero bosco.

Justin iniziò a contrarre fiero, sotto le raffiche di vento, i suoi forti ed appariscenti muscoli, sforzandosi di mettere alla luce il maggior numero possibile di foglie, così da avere a disposizione la maggior supericie utile alla realizzazione della fotosintesi clorofilliana e, così facendo, trasformare il maggior quantitativo possibile di sostanze inorganiche in ghiotti zuccheri e molte altre invitanti sostanze nutritive.

Mostrò a Endospora le sue nude radici, per farle capire di esser stato pronto ad accoppiarsi totalmente con lei, donando tutto sé stesso, permettendole persino un rapporto di stretta Ectosimbiosi~Ectomicorriza e per portare a termine questo suo intento, l’attirò chemiotatticamente attraverso i suoi irresistibili essudati radicali.

Così come avrebbero fatto le Sirene di epica memoria (che tentarono in ogni maniera di attirare verso di loro il prode Ulisse), i segnali inviati da Justin erano davvero inequivocabili: senza se e senza ma, Justin era disposto a legarsi a lei per tutta la vita, consentendole di vivere, non solamente avvinghiata alle sue radici, ma all’interno delle stesse, nello spazio intracellulare o intercellulare delle sue radici apicali divenendo così un tutt’uno.

Già all’indomani di quel furioso nubifragio che gli umani chiamavano bomba d’acqua, Spora-Endospora aveva iniziato la sua attività di avvicinamento alle attrattive radici del superdotato Justin che, ce le aveva davvero lunghe e sane.

Al ritmo sfrenato di 10~15 millimetri all’ora, Spora-Endospora, sottoforma di Micelio secondario già fecondato, impiegò meno di quarantott’ore per coprire con i suoi morbidi filamenti i quasi quattro metri che la separavano dalle prime forti radici di Justin che, l’attendeva con ansia crescente e con continue fuoriuscite di Protoplasma che, di fatto avevano già bagnato una vasta porzione di rizosfera rendendola, non solo più accogliente-nutriente, ma anche più morbida e facilmente colonizzabile.

Ma Spora non aveva certo bisogno degli attrattori chimici di Justin per farsi convincere. Ormai aveva già deciso che, il suo scopo di vita sarebbe stato di avvinghiarsi a quel bel fusto e insieme a lui giungere fino alla fine dei suoi giorni.

Quando la parte più avanzata del suo Micelio raggiunse le forti radici di Justin, Spora andò in estasi e le scappò la Micoclena, (→ uno spesso strato di tessuto feltroso) che avvolse tutto l’apparato radicale dell’amato.

Ora Spora e Justin erano ufficialmente maritati ed uniti per sempre, salvo infelici interventi da parte degli umani, o sconvolgimenti ambientali ad opera di un clima sempre più pazzo ed irriconoscibile.

Senza dover attendere troppo a lungo, già il giorno seguente Spora-Endospora confessò a Justin, che un evidente Tallo Settato le si era formato al centro del suo Corpo Vegetativo.

Le era già anche spuntato un piccolo Primordio che nel volgere di poche ore raddoppiò e poi quadruplicò il suo volume.

Il giorno seguente, ai piedi di Justin un graziosissimo Carpoforo brunastro, dalla testa leggermente vellutata, svettava fiero tra le foglie secche, rilasciate a terra dal padre.

A quel grazioso Carpoforo vennero dati ben tre nomi, il nome principale, e più confidenziale, era Estatino, a sottolineare che era nato in piena estate, quindi un più altisonante: Boletus reticulatus, ed un altrettanto altisonante terzo nome: Boletus aestivalis così da ricordargli che da lì all’eternità, sia lui che i suoi futuri eredi avrebbero dovuto vegetare e riprodursi nel solo periodo estivo, e comunque, mai prima dei primi tepori primaverili, pena l’estinzione precoce della specie.

Estatino (Boletus reticulatus – Boletus aestivalis)

Ci vollero solo 3 giorni dalla comparsa del Primordio, a che il giovane Estatino iniziasse già a spargere nel bosco i suoi “semi sospinti nell’aria da una tenue brezza di monte.

Spora-Endospora, concluso il suo dovere in veste di cellula riproduttiva, continuò a vegetare in veste di forte e robusto Micelio secondario, ben avvinghiata al suo amato Justin che, grazie all’infaticabile lavorìo di Endospora, perciò grazie al continuo scambio di nutrienti procurati dalla colonia fungina, originata dall’amata Spora, ebbe modo di rafforzarsi e vegetare ancora a lungo, accrescendo ulteriormente il suo vigoroso tronco e la sua bellissima chioma, che ora svettavano fieri al di sopra di ogni altro albero del bosco.

Estatino purtroppo non ebbe lunga vita.

Ancor prima che qualche umano potesse ‘rapirlo’, finendo prigioniero in un ampio cesto, si ammalò gravemente. Venne infatti colpito da una epidemia di larve che lo camolò. Si indebolì e col gambo quasi completamente cavo, si chinò miseramente ruzzolando a terra, venne quindi attaccato da due voracissime Lumache senza guscio (Limacce) che, nel volgere di poche ore se lo divorarono completamente.

Prima di ritornare materia organica, Estatino ebbe però modo e tempo di riprodursi e quindi di generare una adeguata produzione di spore adulte, che contribuì ad allargare la colonia fungina appena formata.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 5

La nuova Buttata

Nella settimana seguente, in quella porzione di bosco alle falde del Mottarone, appena sopra gli abitati di Pettenasco, Armeno ed Orta San Giulio, si tenne un nuovo procreation party.

Grazie alla pioggia monsonica che favorì la nascita di Estatino, spore, endospore e miceli primari~secondari decisero, all’unisono, che era giunta l’ora più attesa dell’anno. L’ora della grande Buttata.

Le piante stapparono le proprie radici, inondando il bosco di uno speciale Protoplasma afrodisiaco con tanto di bollicine.

Le più sobrie avvedute e prudenti endospore, iniziarono a mettere tutti in guardia dal procreare proprio in quel momento da loro ritenuto infausto.

«Ma non vi rendete conto che procreare in questo momento è una follia? Là fuori, nel sottobosco ci sono ancora 33°C appena prima del tramonto ed oggi il termometro ha persino superato i 38°C.

C’è ‘na söcia che disidrata persino le foglie verdi. Siamo in piena bolla calda africana e voi? Voi mi organizzate il Party della nascita? Voi siete delle pazze! Incoscienti!»

Così brontolavano, o meglio rampognavano ad alta voce le vecchie e sagge endospore che di cambiamenti climatici ne avevano già visti tanti.

Uno scenario Climatico infausto

Non avevano torto a crucciarsi così tanto le sagge e vetuste endospore.

Solo dei pazzi avrebbero infatti potuto voler procreare nel bel mezzo di una rovente Hot Blob ~ Bolla Calda Africana.

Nel sottobosco tra le colonie fungine, si era sparsa la voce che, il Clima del Pianeta si sarebbe fatto sempre più torrido.

Incendi e siccità avrebbero portato all’estinzione intere colonie fungine o addirittura intere famiglie di Fungi; entro il 2030, o al più tardi entro il 2040, i boschi delle colline ai piedi delle Alpi si sarebbero trasformati in spoglie lande di acide sabbie silicee, se gli umani non fossero intervenuti al più presto cercando di limitare le immissioni in atmosfera di gas serra, piantumanto almeno una decina di miliardi di nuovi alberi ma, le giovanissime spore si sa come sono fatte… Hanno sempre troppa fretta di procreare, lanciano segnali alle spore di sesso opposto, avvisandole che loro se ne infischiano dei cambiamenti climatici e che metteranno comunque al mondo nuovi miceli primari e, poco importa se questi non avranno lunga vita ma periranno nel volgere di un paio di giorni. L’importante è di provarci. Tra miliardi di spore cadute a terra, qualcuna riuscirà ben ad andare a segno, riuscendo a generare un forte e robusto micelio secondario benedetto da un provvidenziale forte rovescio di pioggia.

Tra gli abitanti del Regno Vegetale e dell’attiguo Regno dei Fungi, in quei giorni si creò un tale pandemonio che, ansia, psicosi e trambusto si impossessarono dell’intero bosco.

Il risveglio delle Endospore di Porcino Edulis

In quei giorni di caldo torrido e siccità, le piante più forti cercavano di garantire lunga vita agli amici funghi, serrando tenacemente i pori delle proprie foglie, così da limitare al massimo l’evapotraspirazione dell’acqua in esse contenuta, elemento essenziale per la trasformazione degli zuccheri.

Tutto questo trambusto nel bosco diede vita ad una tal confusione che persino le vegliarde e sagge Endospore Edulis si ridestarono dal loro lunghissimo letargo perché nel bosco girava voce che i miceli secondari delle specie edulis si erano assottigliati a tal punto che, c’era il pericolo che in quella orrenda annata non sarebbero nati Porcini della specie edulis.

Tra gli alberi e le colonie fungine del circondario si era diffusa la peggior psicosi a memoria di Vegetali e Funghi.

Così come nella gran parte del Nord Ovest italiano, anche nei boschi del Mottarone era da poco terminata una terribile e turpe epidemia, persino peggiore della «Morte Nera» di Manzoniana memoria, che aveva decimato la gran parte dei Castagni locali.

Un Parassita party si era protratto assai più a lungo del previsto.

Come nasce un Fungo Porcino – Capitolo 6

Il Cinipide del Castagno e la nascita delle galle

Come nasce un fungo Porcino Cinipide del Castagno
Come nasce un fungo Porcino – ↑ Una galla del Cinipide del Castagno con dentro due larve

Tutti i castagneti erano stati duramente attaccati da un coleottero, portato in zona attraverso ingegnosi apparecchi dotati di ali, che si potevano osservare volare anche sopra i cieli del Mottarone e che potevano sorvolare tutti i Continenti, oppure attraverso barconi, centinaia di volte più grandi rispetto alle minute barchette che galleggiavano sul vicino lago d’Orta, che gli umani chiamavano navi.

Da una terra lontanissima dove gli umani avevano gli occhi a mandorla, era giunto un parassita molto simile alle locali vespe ma assai più pericoloso ed invasivo.

Gli umani lo chiamavano Cinipide del Castagno ma per i soliti colti studiosi era il: Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu. Una vespaccia irriverente che deponeva le sue uova nelle gemme dormienti dei Castagni.

All’arrivo dei primi calori primaverili i Castagni iniziavano a irrorare di nutriente linfa i propri rami periferici per favorire la germinazione. Le larve dal Cinipide nutrendosi di linfa, ingrossavano al punto di trasformare le gemme in grosse galle simili ad ascessi pronti ad esplodere. A trasformazione avvenuta, le Vespacce bucavano la galla e prendevano il volo, accoppiandosi immediatamente e freneticamente, depositando milioni di altre uova.

I poveri Castagni soffrivano le pene dell’inferno perché la linfa, anziché nutrire e generare il fogliame ed i frutti, nutriva e generava milioni di altri Cinipidi.

Come nasce un fungo Porcino Cinipide del Castagno
Come nasce un fungo Porcino – ↑ Galle sezionate del Cinipide del Castagno con all’interno piccole larve in via di sviluppo

Le Micorrize con erbe ed alberi nel bosco malato di Castagno

Erano stati anni davvero tristi e bui. Nei boschi di collina nessuna colonia fungina riusciva più a sopravvivere. Qualche sporadico fungo che era riuscito a creare una Micorriza Simbiotica con le alte erbe poteva ancora a vegetare e riprodursi ma, le poche erbe che creavano volentieri Micorriza con i Fungi erano soltanto la Kobresia ed il Poligono viviparo.

Due erbe però poco comuni nei boschi delle locali colline.

Alcune Micorrize si erano create con i Sorbi degli uccellatori o con i Sorbi di montagna ma, dove il bosco ospitava esclusivamente Castagni, le pochissime colonie fungine che erano sopravvissute, vegetavano grazie alla Micorriza con qualche cespuglietto di Ginepro o di Brugo.

La Tropicalizzazione dell’Italia

In quasi tutti i boschi d’Italia regnava la rabbia, lo sconforto, l’avvilimento e la rassegnazione perchè tra l’epidemia del Parassita Cinese e la Tropicalizzazione dell’Atmosfera c’era poco da stare allegri.

L’arrivo della “bomba d’acqua descritta in apertura, diede speranze agli umani del posto (che tutti i giorni si recavano nei boschi a controllare se qualche Endospora si fosse ridestata dal lunghissimo letargo), che lo shock termico causato dalla fredda pioggia, con molti chicci di grandine, avesse potuto ridestare spore, endospore, miceli, insomma che avesse potuto innescare un ciclo riproduttivo che regalasse loro tanti carpofori del tipo Boletus edulis.

Nei sottoboschi di collina non esistevano purtroppo giovani spore in grado di germinare e di riprodursi.

Da quando le Bolle Calde Africane erano diventate più frequenti, la locale Natura aveva subìto l’ennesimo duro colpo. Si era inceppato persino il delicato regime delle Brezze.

Bolle d’aria calda ristagnavano alle alte quote dell’atmosfera, là dove invece avrebbe dovuto esserci aria fredda o quanto meno fresca, ed altrettante, si formavano continuamente negli strati atmosferici più prossimi al suolo, per effetto del surriscaldamento del terreno, a causa dei roventi raggi solari.

L’assenza di aria fredda sulle Alpi, impediva che il raffreddamento notturno portasse le fresche brezze di monte verso il piano.

Dall’inizio della primavera, le uniche brezze che soffiavano in collina erano le Brezze di valle, o meglio le roventi Brezze Padane che impedivano anche la formazione di rugiada notturna.

L’inceppamento del regime delle Brezze impediva perciò che, le sporulate generate dalle poche colonie fungine ancora attive nei boschi di Abete rosso presenti lungo le coste d’altura del Mottarone, potessero giungere a valle sospinte dai rinfrescanti venti di monte.

Tutte le speranze di rinascita dei boschi del Piano Sub-Montano e del Piano Basale, erano riposte nelle capacità delle vegliarde Endospore. Solo loro potevano far ripartire la vita.

La prima settimana di Settembre 2017

Quasi a sorpresa ci fu una intera settimana davvero memorabile. Centinaia o forse persino migliaia di Endospore Edulis, così come aveva fatto Spora-Endospora, si destarono da un lunghissimo letargo.

Alcune Endospore, erano addirittura reduci dalle Glaciazioni.

Le più temerarie, avevano persino retto alle eruzioni del vicino Supervulcano che, sbuffando e tremando, aveva messo a ferro e fuoco le terre emerse di una gran parte del Piemonte Settentrionale ricoprendole di ceneri, lapilli o peggio ancora di lave roventi.

Qua e là, le terre emerse si capovolsero. Il Mantello presente in profondità venne in superficie al posto dalla Crosta Terreste che a sua volta, sprofondando generò enormi colate laviche.

Le lave  avanzando verso il mare contribuirono a creare pianori che negli anni a venire divennero l’attuale Pianura Padana Occidentale.

Nuove colonie fungine si formarono, non solo nei boschi misti di Latifoglie ma, finalmente anche nei boschi di Castagno. Anche Justin volle partecipare al nuovo Procreation Party, ovviamente con il benestare di Spora-Endospora che non ebbe nulla da obiettare. Centinaia di aggraziate e lucide testoline color beige-nocciola iniziarono a sbucare qua e là tra le foglie secche di Castagno.

Alcuni tra i sistemi Ifali-Miceliali più fortunati, sin dal 2016 avevano potuto tornare a rinascere, e ora, anche a prosperare grazie alla fine dell’incubo Cinipide. Là dove gli apparati radicali dei giovani Castagni erano più sani e forti, intere famiglie di Boletus Edulis avevano iniziato a far capolino tra la vegetazione del sottobosco.

Gli Edulis nascevano persino in mezzo a rovi ed erbe che, se non potevano offrire Micorriza, quanto meno riuscivano a trattenere la preziosissima umidità.

In piena ondata di calore e con immenso stupore da parte degli umani, la gran parte del mese di Settembre 2017 regalò agli irriconoscenti umani centinaia o persino migliaia di Carpofori sottratti al loro compito riproduttivo.

La psicosi del Global Warming, ma soprattuto la presenza sempre più massiccia di Ozono anche nel sottobosco, aveva indotto le Endospore Edulis a destarsi dal loro atavico letargo, prima che fosse troppo tardi.

Lo stesso fecero Endospore di molte altre Boletacee che ripresero la propria nascita dopo lunga assenza tra i Castagni.

Persino Galletti ed i più rari Piede di Capra tornarono a prosperare dopo che alcuni umani avevano persino perso memoria della loro presenza in zona.

Come nasce un Fungo Porcino – Conclusione

La fine dell’estate 2017 rimarrà negli annali dei fungi, non tanto per la quantità di carpofori rapiti dagli umani, o divorati da lumache, larve, roditori, cinghiali e ungulati, perciò sottratti al loro compito riproduttivo, quanto per l’insperato ritorno nei boschi dei fungi e dei loro figlioli Porcini.

Justin e Spora-Endospora vegetano e prosperano ancora, in attesa di nuove stagioni propizie.

Le Endospore Edulis insieme con tutte le colonie fungine che hanno messo al mondo, hanno da poco bloccato il proprio metabolismo, curiose di capire se i prossimi anni saranno propizi per qualche nuova nascita di colonie o funghi Porcini.

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 Bibliografia:

[ Rambelli A., Pasqualetti M., Nuovi Fondamenti di Micologia, Milano, Jaca Book 1996 |  Govi G., Introduzione alla Micologia ]

Alcune puntualizzazioni :

La tempistica del racconto, ovvero le date, si riferiscono ad avvenimenti Meteorologici reali, basati sulle banche dati Meteorologiche del vicino Osservatorio Meteorologico di Oropa-Biella.

Gli anni 1928, 1929 e 1930 furono effettivamente anni caldissimi e facilmente paragonabili agli attuali, così come i ’50 e ’60 furono altrettanto freddi.

Il Riscaldamento Globale del Pianeta, diede i primi segnali durante l’inverno 1981. Quello fu l’anno del forte vento con assenza di nevicate sulle Alpi italiane. 

Per convenzione Internazionale si ritene però che il Global Warming sia iniziato nel 1982.

Il nome “Porcino” deriva effettivamente dal nome Romano Suillus.

Le endospore sono effettivamente spore che sono venute al mondo decine, centinaia o forse addirittura migliaia o milioni di anni orsono.

Tutti i termini tecnici (scientifici) utilizzati in questo articolo, sono racchiusi nel nuovo →
DIZIONARIO MICOLOGICO, GLOSSARIO DEI TERMINI MICOLOGICI
diviso in 22 parti, tante quante sono le iniziali delle lettere dell’alfabeto utilizzate.

Ultima revisione/aggiornamento dell’articolo in data 18/01/2022

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